Episodio 21 | Dialoghi sull’impresa sociale

Costruire fiducia: le azioni di Liberitutti con e per la comunità Rom

a cura di Alessia Lingua

In Italia vivono circa 150.000 persone di origine Rom. Una presenza storica, spesso raccontata in modo distorto: i Rom vengono ancora percepiti come una comunità “separata” o problematica, mentre l86% di loro vive perfettamente integrato nella società, in case in affitto o di proprietà, con figli che frequentano regolarmente la scuola.
Solo una minoranza — circa 12.000 persone — abita ancora nei campi, che restano una particolarità tutta italiana: il nostro Paese è oggi l’unico in Europa ad averli ancora, e per questo viene richiamato ogni anno dalle istituzioni europee.

Dietro a questi numeri c’è una storia lunga e dolorosa. I Rom arrivano in Europa intorno al 1400 — a Firenze nel 1399 — e per cinquecento anni sono stati ridotti in schiavitù, comprati e venduti come bestiame. Il termine “zingaro” deriva proprio da quella condizione. Solo nel 1971, con il primo Congresso Mondiale dei Rom finanziato dall’India, la comunità ha scelto di darsi un nome e una voce comune: Rom, che in lingua romanì significa “essere umano”.

“Tutt’eguale song ’e criature”, Ponticelli (www.jorit.it)

Un rapporto costruito nel tempo

Liberitutti lavora con e per la popolazione Rom da oltre vent’anni, partendo da un approccio di empowerment e partecipazione diretta.
Tutto è iniziato nel 2004, quasi per caso, a Falchera, quartiere torinese dove la cooperativa è presente da sempre. Dopo la chiusura di un campo Rom, la Città di Torino assegnò a una trentina di famiglie alcune case popolari nella zona. In quegli anni, Liberitutti era già attiva con un doposcuola per i bambini dell’Istituto Comprensivo Da Vinci-Frank e, naturalmente, tra quei bambini c’erano anche i figli delle famiglie Rom.

Da lì è nata una relazione di fiducia — un tema centrale, considerata la storia di esclusione e discriminazione che molte famiglie portano con sé.
Con il tempo, grazie anche alla collaborazione con il Comitato per lo sviluppo di Falchera, l’accompagnamento scolastico è diventato un punto di riferimento stabile: prima con il doposcuola quotidiano, poi con il servizio di trasporto verso le scuole e, infine, con una rete educativa capace di coinvolgere genitori, insegnanti e comunità.
Oggi, i bambini che partecipavano a quel doposcuola sono adulti e genitori: segno di un rapporto costruito nel tempo, fatto di presenza, ascolto e continuità.

Dalla scuola alla comunità arrivando ad oggi

Da questa fiducia sono nate molte altre esperienze condivise: laboratori manuali e artigianali, come quello realizzato in occasione di Torino Capitale del Design, durante il quale i partecipanti hanno costruito stufe, valorizzando le competenze tecniche e artigiane presenti nella comunità Rom.
Oggi Liberitutti è coinvolta in tre principali linee di intervento dedicate alla popolazione Rom:

  1. Educativa di comunità – Città di Torino
    Un progetto che integra l’azione dei servizi sociali cittadini, inserendo educatori aggiuntivi a supporto dell’Ufficio Minoranze Etniche. Da oltre tre anni, due educatrici lavorano fianco a fianco con il Comune di Torino, costruendo percorsi di accompagnamento personalizzati e di rete.
  2. Inclusione scolastica per i minori Rom
    Attivo da diversi anni, il progetto prevede azioni di accompagnamento e supporto educativo per i bambini e le famiglie che vivono (o vivevano) nei campi, Oggi, dopo la chiusura del campo di via Germagnano, prosegue il lavoro di affiancamento dei genitori, per rafforzare la consapevolezza del valore dell’istruzione e favorire il dialogo con insegnanti e scuole.
  3. Progetto RSC – Strategia nazionale di inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti
    Appena avviato, il progetto è promosso dal Ministero dellInterno e coinvolge, oltre a Liberitutti, realtà come ASAI, Terremondo e VIDES Main e Aizo.
    L’equipe multidisciplinare include assistenti sociali, operatori sanitari ed educatori, e lavora con un approccio integrato che guarda alla vita del minore nella sua interezza: scuola, salute, relazioni, tempo libero.
    L’obiettivo è accompagnare le famiglie in un percorso di inclusione a 360 gradi, che parta dalla fiducia e arrivi all’autonomia.

“Human Tribe”, (www.jorit.it)

Liberitutti crede che linclusione non si costruisca per qualcuno, ma insieme a qualcuno.
Con la comunità Rom, questo “insieme” è una parola piena: fatta di storie condivise, di relazioni che durano da vent’anni e di un lavoro quotidiano che, giorno dopo giorno, continua a trasformare la diffidenza in fiducia.

Episodio 20 “Dialoghi sull’impresa sociale”